Gli Ambienti Modificanti nelle Esperienze di Apprendimento Mediato

Listen to this article

Il concetto di ambiente modificante appartiene all’impianto teorico proposto da Reuven Feuerstein, che mette in evidenza l’importanza della modificabilità umana come fondamento dell’azione educativa.

L’idea di modificabilità, pur essendosi sviluppata in ambito pedagogico, psicologico e neurologico attraverso l’osservazione e l’esperienza clinica, è oggi supportata da evidenze scientifiche grazie al concetto di neuroplasticità.

La neuroplasticità è la capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza; questa determina un’eccitazione dei neuroni, la quale a sua volta può portare a un’attivazione dei geni che rende possibile il verificarsi di cambiamenti strutturali attraverso il rafforzamento delle connessioni fra i neuroni eccitati (Siegel, 2012). Oggi siamo quindi maggiormente sicuri di quelle che, a metà del Novecento, erano solo intuizioni.

Ma torniamo al concetto di ambiente modificante: cosa s’intende con questo termine?

Il concetto di “ambiente” è abbastanza comune nelle scienze umane e si riferisce a tutto ciò che circonda il soggetto in termini di stimoli, significati, credenze e relazioni; è quindi un luogo – non necessariamente fisico – con cui il soggetto interagisce. Viene perciò a crearsi un binomio interdipendente: ambiente e individuo si influenzano, plasmandosi e modellandosi reciprocamente. In questi termini il contributo di Feuerstein non si discosta da altri modelli teorici come quello della Montessori o di Piaget.

In realtà, in questo rapporto bidirezionale fra ambiente e soggetto, l’autore sottolinea la necessità e la rilevanza di un terzo fattore, chiamato a favorire l’incontro fra i due poli e a modellarne l’interazione: il mediatore. Centrale diviene quindi il rapporto con l’Altro per ogni forma di scambio, poiché è in questo incontro fra soggettività che si concretizzano i processi di apprendimento e l’individuo può usufruire pienamente delle opportunità e degli stimoli che l’ambiente gli offre.

LA MODIFICABILITA’ COGNITIVA E GLI AMBIENTI MODIFICANTI

Quanto finora descritto è il presupposto affinché possa concretizzarsi la Modificabilità Cognitiva, ovvero la propensione, la tensione e la potenzialità di ciascun soggetto ad essere cambiato dall’esperienza in maniera strutturale – generalizzabile a più ambiti dell’esperienza e dell’apprendimento – stabile e permanente, transitando da propensione ad habitus.

Tale modificabilità si realizza se stimolo, allievo e mediatore vivono un’esperienza significativa attraverso la predisposizione degli ambienti modificanti. Apparentemente, si potrebbe pensare che un ambiente modificante sia un luogo ricco di stimoli, capace di sollecitare curiosità e interesse nel bambino; in realtà questa considerazione è solo parzialmente esatta.

In una situazione del genere il bambino si troverebbe da solo e in contatto con gli stimoli, in grado perciò di rispondere ad essi solamente nei modi che gli stessi stimoli gli permettono, senza poter andare oltre l’esperienze immediata. La ricchezza dell’ambiente è certamente una condizione importante per la crescita e lo sviluppo, ma non la sola necessaria: centrale è la presenza dell’Altro e delle sue capacità di mediazione.

Vengono così poste le basi affinché un’esperienza sia fonte di apprendimento, o meglio, sia un’effettiva esperienza di apprendimento mediato. Il bambino diventa in grado di beneficiare a pieno degli stimoli, di riceverli e rispondere con competenza, solo dopo che le caratteristiche di questi ultimi sono state selezionate, inquadrate, modificate da un mediatore competente.

Nell’esperienza di apprendimento mediato tutto ciò che può essere appreso dal bambino, viene perciò prima organizzato dal mediatore: l’ordine di comparsa degli stimoli, la qualità, i loro possibili cambiamenti e collegamenti con conoscenze già possedute, sono interiorizzati grazie al comportamento intenzionale del mediatore che indica gli eventi cruciali e i loro aspetti critici (Feuerstein, Rand, Reynders, 1988).

QUALI SONO ALLORA LE CARATTERISTICHE DI UN AMBIENTE MODIFICANTE?

Feuerstein, Rand e Reynders (1988) ne indicano alcune. L’aspetto principale di un ambiente realmente modificante – che riteniamo essere tra i più significativi -, riguarda l’assenza del pregiudizio e di tutte le barriere psicologiche che possono ostacolare l’interazione con la persona che si ha davanti. A partire dalla conoscenza delle caratteristiche dell’individuo, dei suoi limiti e punti di forza, l’atteggiamento deve perciò essere orientato verso il cambiamento, qualunque sia la forma che questo potrà assumere grazie alla generazione di situazioni di disequilibrio e, quindi, di crescita (ben diverso da forme di accettazione passiva di eventuali difficoltà). Un ambiente modificante crea perciò costanti condizioni di tensione positiva verso il nuovo.

Affinché la modificabilità sia effettivamente realizzabile è quindi necessario che l’individuo si percepisca integrato in un ambiente al tempo stesso accogliente e sfidante, capace di stimolarlo a porsi sempre nuovi traguardi e obiettivi; un ambiente così strutturato è ciò che potrà permettere ad ognuno di interagire come un sistema aperto – in interazione con l’ambiente – verso nuove modalità di azione, di pensiero e di adattamento.

Riferimenti

Siegel J., (2012) Mappe per la mente, Milano, Raffaello Cortina.

Feuerstein R., Rand Y., Rynders J., (1988), Non accettarmi come sono, Bologna, Rizzoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza i tuoi dati per concludere la procedura di risposta all'eventuale richiesta di informazioni. Per maggiori informazioni sulla tua privacy secondo il GDPR consulta la nostra pagina Privacy Policy.